La campagna OBS nello Ionio Meridionale: obiettivi e primi dati
Author(s)
Type
Poster session
Language
Italian
Obiettivo Specifico
2.5. Laboratorio per lo sviluppo di sistemi di rilevamento sottomarini
Status
Published
Journal
Date Issued
November 13, 2007
Conference Location
Rome
Abstract
Nell’ambito delle attività di monitoraggio sismico che l’INGV effettua in collaborazione con il
Dipartimento della Protezione Civile Nazionale (DPC) e del progetto europeo NERIES (sottoprogetto
NA6), l’INGV ha installato nello Ionio Meridionale, sulla piana batiale che si apre ai piedi della
scarpata ibleo-maltese, tre stazioni sismiche da fondo mare (OBS). Esse sono equipaggiate con un
sismometro a banda larga (Nanometrics Trillium 120p) e con un sensore differenziale di pressione
(Cox-Webb DPG), in grado di rilevare variazioni di 0,1 mm su una colonna d’acqua di 6000m, in un
intervallo di frequenze tra 300s e 2 Hz.
Le stazioni utilizzate sono i primi tre OBS italiani ad effettuare una campagna di lungo periodo
(maggio - ottobre 2007) nei nostri mari. Essi sono stati realizzati dal Centro Nazionale Terremoti
presso l’OBS Lab di Gibilmanna nell’ambito della convenzione triennale 2004-2007 tra DPC e INGV
e fanno parte del primo pool di otto strumenti attualmente operativo. L’area prescelta (Fig. 1) è di grande interesse scientifico per diversi motivi, tra i quali: i) non esistono
dati sismologici sulla struttura della litosfera ionica; ii) non si conoscono il livello e le caratteristiche
della sismicità dell’area, che comprende la scarpata ibleo-maltese e il prisma di accrezione dell’arco
calabro; iii) infine, si vuole sperimentare il sistema di rilevamento delle onde di pressione in
profondità, propedeutico al sistema di allerta tsunami che l’INGV sta progettando per il Mediterraneo
in seno all’iniziativa dell’IOC dell’UNESCO, denominata “NEAMTWS” (North-East Atlantic,
Mediterranean and connected seas Tsunami Warning System). L’area prescelta, distante circa 250 km
dalle coste italiane (OBS A2 in Fig. 1), è idonea per la verifica di un allarme tsunami che verrà
lanciato dal sistema di monitoraggio sismico mediterraneo nell’eventualità di un forte evento nelle
isole ioniche della Grecia (ad es. Creta).
In precedenza, dall’analisi dei segnali registrati durante la prima campagna dell’osservatorio
sottomarino SN1, operativo dall’ottobre 2002 al maggio 2003 a 12 miglia della costa catanese, si era potuto osservare come la zona fosse interessata da una notevole sismicità locale. Più recentemente,
grazie al forte miglioramento della Rete Sismica Nazionale, l’attività sismica della regione ionica è
stata meglio caratterizzata, sia pure con elevati errori di localizzazione dovuti alla scarsa copertura
delle aree marine (Fig. 2).
Due degli OBS saranno probabilmente recuperati entro il mese di Ottobre 2007, mentre il terzo
(OBS/A2 in Fig. 1) resterà operativo fino al 2009, per fornire una registrazione di più lungo termine
della sismicità della regione e un data set più completo per lo studio della struttura litosferica. In
particolare, si cercherà di valutare se la zona più esterna del prisma di accrezione dell’arco calabro e il
settore meridionale della scarpata ibleo-maltese siano sismicamente attive e, se possibile, con quali
modalità. Inoltre, verranno utilizzate tecniche di “receiver function” telesismiche per determinare lo
spessore della crosta ionica e per delinearne la struttura interna.
Infine, l’utilizzo di sensori differenziali di pressione per il rilevamento di onde di pressione a bassa
frequenza consentirà di fare un ulteriore passo avanti verso la realizzazione di nuove stazioni per
l’allerta tsunami che nei prossimi anni potrebbero essere installate nell’area Mediterranea.
In questa presentazione verranno mostrati i primi dati acquisiti, se sarà possibile recuperare gli
strumenti entro la fine del mese di Ottobre 2007.
Dipartimento della Protezione Civile Nazionale (DPC) e del progetto europeo NERIES (sottoprogetto
NA6), l’INGV ha installato nello Ionio Meridionale, sulla piana batiale che si apre ai piedi della
scarpata ibleo-maltese, tre stazioni sismiche da fondo mare (OBS). Esse sono equipaggiate con un
sismometro a banda larga (Nanometrics Trillium 120p) e con un sensore differenziale di pressione
(Cox-Webb DPG), in grado di rilevare variazioni di 0,1 mm su una colonna d’acqua di 6000m, in un
intervallo di frequenze tra 300s e 2 Hz.
Le stazioni utilizzate sono i primi tre OBS italiani ad effettuare una campagna di lungo periodo
(maggio - ottobre 2007) nei nostri mari. Essi sono stati realizzati dal Centro Nazionale Terremoti
presso l’OBS Lab di Gibilmanna nell’ambito della convenzione triennale 2004-2007 tra DPC e INGV
e fanno parte del primo pool di otto strumenti attualmente operativo. L’area prescelta (Fig. 1) è di grande interesse scientifico per diversi motivi, tra i quali: i) non esistono
dati sismologici sulla struttura della litosfera ionica; ii) non si conoscono il livello e le caratteristiche
della sismicità dell’area, che comprende la scarpata ibleo-maltese e il prisma di accrezione dell’arco
calabro; iii) infine, si vuole sperimentare il sistema di rilevamento delle onde di pressione in
profondità, propedeutico al sistema di allerta tsunami che l’INGV sta progettando per il Mediterraneo
in seno all’iniziativa dell’IOC dell’UNESCO, denominata “NEAMTWS” (North-East Atlantic,
Mediterranean and connected seas Tsunami Warning System). L’area prescelta, distante circa 250 km
dalle coste italiane (OBS A2 in Fig. 1), è idonea per la verifica di un allarme tsunami che verrà
lanciato dal sistema di monitoraggio sismico mediterraneo nell’eventualità di un forte evento nelle
isole ioniche della Grecia (ad es. Creta).
In precedenza, dall’analisi dei segnali registrati durante la prima campagna dell’osservatorio
sottomarino SN1, operativo dall’ottobre 2002 al maggio 2003 a 12 miglia della costa catanese, si era potuto osservare come la zona fosse interessata da una notevole sismicità locale. Più recentemente,
grazie al forte miglioramento della Rete Sismica Nazionale, l’attività sismica della regione ionica è
stata meglio caratterizzata, sia pure con elevati errori di localizzazione dovuti alla scarsa copertura
delle aree marine (Fig. 2).
Due degli OBS saranno probabilmente recuperati entro il mese di Ottobre 2007, mentre il terzo
(OBS/A2 in Fig. 1) resterà operativo fino al 2009, per fornire una registrazione di più lungo termine
della sismicità della regione e un data set più completo per lo studio della struttura litosferica. In
particolare, si cercherà di valutare se la zona più esterna del prisma di accrezione dell’arco calabro e il
settore meridionale della scarpata ibleo-maltese siano sismicamente attive e, se possibile, con quali
modalità. Inoltre, verranno utilizzate tecniche di “receiver function” telesismiche per determinare lo
spessore della crosta ionica e per delinearne la struttura interna.
Infine, l’utilizzo di sensori differenziali di pressione per il rilevamento di onde di pressione a bassa
frequenza consentirà di fare un ulteriore passo avanti verso la realizzazione di nuove stazioni per
l’allerta tsunami che nei prossimi anni potrebbero essere installate nell’area Mediterranea.
In questa presentazione verranno mostrati i primi dati acquisiti, se sarà possibile recuperare gli
strumenti entro la fine del mese di Ottobre 2007.
References
Adam, J., Reuther, C.D., Grasso, M. & Torelli, L., 2000. Active fault kinematics and crustal stresses along the Ionian margin
of south-eastern Sicily, Tectonophysics, 326, 217–239.
Amato, A., Azzara, R., Basili, A., Chiarabba, C., Cocco, M., Di Bona, M. & Selvaggi, G., 1995. Main shock and aftershocks
of the December 13, 1990, Eastern Sicily earthquake, Ann. Geofis., 38, 255–266.
Amato, A., Badiali, L., Cattaneo, M., Delladio, A., Doumaz, F., Mele, F., 2006. The real-time earthquake monitoring system
in Italy. Géosciences BRGM, no. 4, september 2006.
Argnani, A. & Bonazzi, C., 2005. Malta Escarpment fault zone offshore eastern Sicily: Pliocene-Quaternary tectonic
evolution based on new multichannel seismic data, Tectonics, 24, TC4009, doi:10.1029/2004TC001656.
Catalano, R., Doglioni, C. & Merlini, S., 2000. On the Mesozoic Ionian Basin, Geophys. J. Int., 144, 49–64.
D’Anna, G., Mangano, G., D’Anna, R., Passafiume, G., Speciale, S., Amato, A., 2006. Il primo OBS/H italiano per il
monitoraggio e lo studio di faglie e vulcani sottomarini, GNGTS 2006.
D’Anna, G., Mangano, Amato, A., G., D’Anna, R., Passafiume, G., Speciale, S., , 2007. Il nuovo OBS/H dell’INGV,
Rapporto Tecnico INGV (sottomesso).
Marani, M.P., Gamberi, F., Bortoluzzi, G., Carrara, G., Ligi, M. & Penitenti, D., 2004. Seafloor bathymetry of the Ionian
Sea. In: From Seafloor to Deep Mantle: architecture of the Tyrrhenian Backarc Basin, Marani M.P., Gamberi, F.,
Bonatti E., (eds), Mem. Descr. Carta Geol. It., 44, Plate 3.
Sgroi, T., Beranzoli, L., Di Grazia, G., Ursino, A., Favali, P., 2007. New observations of local seismicity by the SN-1
seafloor observatory in the Ionian Sea, off-shore Eastern Sicily (Italy), Geophys. J. Int. Marine geoscience, doi:
10.1111/j.1365-246X.2007.03348.x.
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seafloor observatory in the Ionian Sea, off-shore Eastern Sicily (Italy), Geophys. J. Int. Marine geoscience, doi:
10.1111/j.1365-246X.2007.03348.x.
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