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  5. Fagliazione normale attiva e deformazioni gravitative profonde di versante: il caso del versante occidentale del Monte Morrone (Appennino Centrale, Italia)
 
  • Details

Fagliazione normale attiva e deformazioni gravitative profonde di versante: il caso del versante occidentale del Monte Morrone (Appennino Centrale, Italia)

Author(s)
Gori, S.  
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Sezione Milano, Milano, Italia  
Galadini, F.  
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Sezione Milano, Milano, Italia  
Galli, P.  
Dipartimento della Protezione Civile Nazionale  
Giaccio, B.  
CNR-Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria, Roma  
Messina, P.  
CNR-Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria, Roma  
Sposato, A.  
CNR-Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria, Roma  
Falcucci, E.  
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Sezione Milano, Milano, Italia  
Dramis, F.  
Università degli Studi Roma Tre  
Pizzi, A.  
Università degli Studi "G. d'Annunzio", Chieti  
Type
Extended abstract
Language
Italian
Obiettivo Specifico
3.2. Tettonica attiva
Status
Published
Journal
Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida, 27° congresso  
Date Issued
October 6, 2008
Conference Location
Trieste, Italia
URI
https://www.earth-prints.org/handle/2122/4784
Subjects
04. Solid Earth::04.04. Geology::04.04.03. Geomorphology  
Subjects

Deformazioni gravitat...

fagliazione attiva

Appennino Centrale

Abstract
Questo lavoro ha l’obiettivo di indagare la relazione fra l’attività tettonica e l’innesco di deformazioni gravitative profonde lungo i versanti montuosi. In base alla letteratura esistente, la tettonica può svolgere un duplice ruolo nell’influenzare l’evoluzione in senso gravitativo dei versanti: i) un ruolo passivo, legato all’influenza sull’assetto strutturale dei versanti che può essere ereditato da una fase tettonica non più attiva; ii) un ruolo attivo, rappresentato dalle modifiche che essa può determinare sui versanti, producendo incrementi dell’energia del rilievo e dello stress tensionale subito dai volumi di roccia.
In quest’ottica è stato effettuato uno studio lungo il versante occidentale del Monte Morrone, rilievo che delimita ad oriente il bacino di Sulmona, nell’Appennino abruzzese, e che costituisce un’anticlinale da thrust formatasi durante il Mio-Pliocene. Questo versante del rilievo è interessato da un sistema attivo di faglie normali (orientato NW-SE), lungo circa 23 km, costituito da due segmenti di faglia paralleli, uno localizzato nel settore intermedio del versante e uno localizzato alla base del rilievo. Lungo questo versante sono state riconosciute in passato alcune morfologie – quali trincee, depressioni allungate, scarpate in contropendenza – indicanti l’occorrenza di movimenti gravitativi profondi (tipo sackung).
Sono state condotte osservazioni geomorfologico-strutturali atte a mappare tutti gli elementi morfologici legati ai movimenti gravitativi profondi. Sono stati altresì realizzati 4 scavi geognostici all’interno di due trincee gravitative per cercare di ottenere elementi utili alla caratterizzazione dell’evoluzione recente di questi fenomeni gravitativi (Fig.1).
Le analisi condotte hanno permesso di definire che tali fenomeni gravitativi di grande scala sono determinati dall’incremento dell’energia del rilievo prodotta dall’attività del segmento di faglia occidentale. La faglia orientale, invece, viene esclusivamente utilizzata, nella sua porzione più superficiale, come superficie di scivolamento delle masse rocciose.
L’innesco dei fenomeni gravitativi sarebbe dunque avvenuto successivamente all’inizio dell’attività del segmento di faglia occidentale che, secondo Gori et al. (2007), avrebbe avuto luogo in un momento successivo all’attivazione del segmento orientale, dopo il Pleistocene Inferiore. Questo quadro evolutivo è suggerito dal fatto che la formazione di alcune delle trincee gravitative ha dislocato brecce di versante attribuite al Pleistocene Inferiore. Queste, infatti, si sono depositate su un paleo-paesaggio, attualmente individuabile fra i due segmenti di faglia, sospeso sulla piana attuale, che era localizzato alla base della scarpata di faglia relativa al segmento orientale, quando quello occidentale non era ancora attivo.
La realizzazione di scavi geognostici all’interno di due trincee gravitative ha permesso di individuare la dislocazione dei depositi di riempimento lungo le scarpate che delimitano tali depressioni e lungo piani di taglio gravitativi secondari. I depositi messi alla luce dagli scavi sono prevalentemente costituiti da detrito di versante, sedimenti di origine colluviali e paleosuoli. Datazioni radiometriche effettuate su campioni di materiale organico prelevato dai paleosuoli e su frammenti di carbone contenuti nelle unità colluviali, indicano che i movimenti lungo le scarpate delle trincee è proseguito anche nel corso del tardo Olocene, nello specifico successivamanete a 10660-10540 cal. a.C./10430-9910 cal. a.C.. Questo indicherebbe che le deformazioni gravitative che interessano il versante occidentale del Monte Morrone possono considerarsi attive.
Infine, anche se non sono state riconosciute chiare evidenze che mettano in relazione eventi di attivazione del sistema di faglie normali del M. Morrone con episodi di accelerazione dei movimenti gravitativi, questo non può essere escluso e, anzi, deve essere considerato come probabile.
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DGPV Morrone 2008 GNGTS.pdf

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