Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2122/9503
AuthorsBraun, T. 
TitleNon è il terremoto che uccide
Issue DateApr-2012
PublisherEditori Internazionali riuniti
URIhttp://hdl.handle.net/2122/9503
ISBN978-88-359-9126-7
KeywordsL'Aquila,
terremoto
Subject Classification05. General::05.03. Educational, History of Science, Public Issues::05.03.99. General or miscellaneous 
AbstractIl 6 aprile 2009 rimarrà per sempre una data indelebile nella memoria di tutti. Più di 300 persone, di cui 40 solo a Onna, hanno perso la vita durante una scossa di terremoto di magnitudo M=6.3. Un bilancio molto triste, con delle conclusioni indiscutibili: nella previsione di un terremoto, la ricerca scientifica fallisce. Ma, nella prevenzione e nell’informazione della popolazione, fallisce insieme all’intera società, fatta di edilizia, di politica locale e non, di stampa, di comunicazione… la lista è lunga. Non ci sono stati vincitori e nessuno è privo di colpa. Non c’è un solo responsabile per l’accaduto. La responsabilità è di tutti. Nel XXI secolo non devono esserci vite umane da piangere per case che crollano. Consapevole di toccare un tasto molto sensibile, tratterò l’argomento da diversi punti di vista, avvalendomi di un approccio semplicistico, a costo della precisione scientifica. In particolare, toccherò i punti seguenti: La potenzialità e i limiti della ricerca scientifica La gestione dell’emergenza: esempio di due casi di calamità Il rischio: comunicazione, informazione e percezione La stazione sismica di Casa Onna: una “scorciatoia” per l’informazione Due parole sulla prevenzione
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