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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2122/5422

Authors: Martinelli, G.*
Heinicke, J*
Italiano, F.*
Title: VARIAZIONI NEL FLUSSO DI CO2 OSSERVATE NEL MARZO-APRILE 2009 IN ITALIA CENTRALE
Editors: Slejko, D; OGS - Trieste
Rebez, A.; OGS - Trieste
Issue Date: 16-Nov-2009
Keywords: Degassing
Active faults
L'Aquila earthquake
Geochemistry
Abstract: In tutto il mondo nelle aree di collisione tettonica è stata osservata la presenza di sorgenti di acque calde o di gas di origine endogena (Italiano et al., 2001 e riferimenti citati). Il gas emesso più importante sotto il profilo quantitativo è l’anidride carbonica il cui ruolo è stato spesso sottolineato per giustificare la generazione di anomalìe di carattere geochimico osservate nelle acque sotterranee o nelle emissioni gassose. Nell’Italia centro-meridionale esistono numerose emissioni spontanee di anidride carbonica note come mofete o mefite. Nel corso della sequenza sismica del 1997 verificatasi in Umbria-Marche sono state monitorate le caratteristiche fisiche e composizionali di alcune emissioni di CO2 presenti nel territorio interessato dai principali eventi di carattere tettonico (Martinelli e Albarello, 1997). In particolare nel corso del 1997 sono state osservate variazioni di flusso di gas totale nelle emissioni di Monte Castello di Vibio, Umbertide e Massa Martana. Nelle stesse aree sono state osservate variazioni significative di carattere composizionale in grado di confermare la non stazionarietà dell’origine dei gas emessi (Italiano et al., 2004; Italiano et al., 2009 e bibliografia citata). Nel Comune di Massa Martana è localizzata l’emissione spontanea di anidride carbonica di San Faustino. L’emissione principale è captata da una opera di presa composta da una stanza sotterranea e da un insieme di tubi che convogliano il gas verso l’esterno. Alla fine del percorso di tubi è stata installata una strumentazione in grado di misurare la portata del gas. Il sensore è del tipo a “filo caldo”. Altri parametri di carattere ambientale sono monitorati nel sito e nella zona. Nel periodo 2005-2008 sono state osservate variazioni nei valori di portata del gas emesso in parte probabilmente ascrivibili alla attività tettonica della zona. Nel corso del 2009 sono stati affrontati e risolti problemi tecnici di alimentazione elettrica, ripristinata nel corso del mese di marzo. Alla fine del mese di Marzo 2009 e nel mese di aprile 2009 i valori di portata registrati sono stati pari a circa il doppio della normalità. I valori di portata sono poi ridiscesi entro la normalità entro un mese dalla data dell’evento principale della sequenza sismica del 2009 che ha interessato vaste aree dell’Abruzzo. La distanza tra il sito di osservazione e l’area epicentrale dell’evento principale della sequenza simica dell’aprile 2009 è di circa 80 km. Nella letteratura scientifica sono state riportateanomalìe di carattere geofisico e geochimico rilevate a distanze paragonabili a quelle descritte in concomitanza con eventi simici significativi. Fenomeni di possibile degassamento terrestre sono stati rilevati in quasi contemporaneità da altre unità di ricerca in grado di monitorare fenomenologie di area vasta con l’ausilio di tecniche satellitari (Aliano et al., 2009; Tramutoli et al., 2009). Il fenomeno osservato è iniziato alcuni giorni prima dell’evento sismico (Mw=6.3) del 6 aprile 2009 e può essere, in principio, interpretato come esito di processi di deformazione crostale osservati da altre unità di ricerca (e.g. Caporali, 2009). La composizione chimica di gas campionati nell’area epicentrale indica l’esistenza di fenomeni di fratturazione profonda e di liberazione di anidride carbonica di origine non superficiale (Bonfanti et al., 2009 e bibliografia citata, Italiano et al., 2009). La generazione e liberazione di gas di origine profonda è, in principio, in grado di confermare l’esistenza di possibili ulteriori anomalìe osservate nei fluidi della zona (e.g. Plastino et al., 2009). Il fenomeno osservato potrebbe essere interpretato come un fenomeno precursore dell’evento principale registrato e analizzato a posteriori. La possibile applicabilità del fenomeno osservato come strumento utile per migliorare le valutazioni di hazard è discussa e commentata.
Appears in Collections:Conference materials
04.04.12. Fluid Geochemistry

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