Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2122/3913
AuthorsChiappini, M. 
TitleMeno misteri nelle viscere del vulcano
Issue Date5-Oct-2006
Series/Report no.Osservatorio Cotec-Nòva24 Geologia
URIhttp://hdl.handle.net/2122/3913
KeywordsAnomalie magnetiche
Campo di potenziale
Modellistica crostale
Rischio vulcanico
Subject Classification04. Solid Earth::04.02. Exploration geophysics::04.02.04. Magnetic and electrical methods 
04. Solid Earth::04.05. Geomagnetism::04.05.04. Magnetic anomalies 
04. Solid Earth::04.07. Tectonophysics::04.07.07. Tectonics 
04. Solid Earth::04.08. Volcanology::04.08.08. Volcanic risk 
AbstractLa frontiera della ricerca della geofisica moderna si fonda in maniera rilevante su due direttrici al crocevia tra scienza e tecnologia: il progresso tecnologico nella strumentazione per le misure e l'affinamento della capacità di gestione ed elaborazione delle informazioni raccolte. Come in ogni altra scienza sperimentale, i dati e la capacità di saperli analizzare rappresentano pilastri fondamentali nella ricerca geofisica. Allo stato attuale l'Europa è messa a confronto con l'impressionante sviluppo che sta avvenendo in Paesi quali Giappone e Usa. Un esempio significativo è rappresentato dalla campagna di misure sull'isola di Tenerife, alle Canarie, a opera dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia presieduto da Enzo Boschi e il Consejo Superior de Investigaciones Cientificas spagnolo. Il grande vulcano Teide, che domina l'isola e che è giudicato dagli esperti "ad alto rischio", è stato investigato con una tecnica di rilevamento innovativa, chiamata aeromagnetismo. Per svelare i segreti dell'edificio vulcanico sottomarino, fin dentro la crosta terrestre, gli scienziati hanno operato dal cielo, a bordo di un elicottero attrezzato con apparati di alta tecnologia sospesi in una sorta di missile che al suo interno ospita i sensori che captano i campi magnetici delle rocce vulcaniche. I rilievi aeromagnetici effettuati consentiranno di identificare le strutture sepolte, in modo tale da ricostruire formazioni come condotti lavici, crateri e faglie. Un contributo (non solo a beneficio della geofisica ma anche della Protezione Civile spagnola) che è stato realizzato con una tecnologia avanzata, fiore all'occhiello dell'Italia e dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Si tratta inoltre di un esempio estremamente interessante, di cooperazione tra istituzioni italiane ed europee che risulta affiancato da un protocollo ministeriale tra Italia, Spagna e Portogallo realizzato nel 2005 con il sostegno della Fondazione Cotec. La fisica dei terremoti e dei fenomeni vulcanici non soltanto non rispetta le frontiere nazionali coinvolgendo spesso Paesi limitrofi ma (si pensi ai grandi mercati primari e secondari di assicurazione) ne coinvolge in maniera tanto pervasiva le economie da richiedere risposte di impegno e coordinamento di statura europea.
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