Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2122/10066
AuthorsDe Lucia, M.* 
Nappi, R.* 
Gaudiosi, G.* 
Alessio, G.* 
TitleSulle tracce del terremoto del 20 febbraio 1743 nei comuni danneggiati del Salento (Puglia meridionale, Italia)
Issue DateJun-2015
PublisherISPRA
URIhttp://hdl.handle.net/2122/10066
ISBN978-88-448-0721-4
KeywordsSalento
sismicità
itinerario geoturistico
1743
Subject Classification04. Solid Earth::04.06. Seismology::04.06.05. Historical seismology 
AbstractL’area del Salento (Puglia meridionale) è considerata l’avampaese stabile della catena appenninica (Cinque et al., 1993). La sismicità strumentale, registrata dagli anni Settanta a oggi, è scarsa e di bassa energia, prevalentemente concentrata ad ovest della penisola salentina e nel canale d’Otranto, dove il massimo evento registrato è stato quello del 20 ottobre del 1974 di Mw = 5.0 (CPTI11, 2011) (Fig.1). I terremoti storici più forti degli ultimi 1.000 anni, riportati dai cataloghi disponibili in letteratura, sono stati quelli del 10 settembre 1087 di Bari (Imax = 6-7), (CPTI11, 2011), del 20 febbraio 1743 del basso Ionio (Imax=IX), (CFTIMED04, 2007; CPTI11, 2011) e del 26 ottobre 1826 di Manduria (Imax = 6-7, CPTI11, 2011). Tra questi l’evento a maggiore energia è stato il terremoto del 1743, che ha colpito la Puglia e le coste occidentali della Grecia, ma è stato avvertito anche nelle regioni dell’Italia meridionale e in alcune località dell’Italia Centrale e Settentrionale, fino a Trento e a Udine, e finanche nell’isola di Malta. É stato un evento sismico complesso, percepito come una sequenza di tre violente scosse, prodotte probabilmente dall’attivazione di diversi segmenti di faglia (CFTIMED04, 2007). Sono state formulate due ipotesi di localizzazione di questo evento: secondo la prima, l’epicentro è riportato a mare, a est di S. Maria di Leuca, ipotesi avvalorata anche dalla distribuzione dei depositi da tsunami, attribuiti a questo terremoto, lungo le coste adriatiche meridionali del Salento (Torre Sasso e Torre S. Emiliano) (Mastronuzzi et al., 2007) fino a Brindisi; per la seconda, come revisionato nel catalogo CFTIMED04 (2007), l’epicentro è riportato a terra, tra Nardò e Galatina. In Italia i danni maggiori si sono registrati in Salento, nelle cittadine di Nardò, in provincia di Lecce, e Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi; in Grecia a Levkas e nelle isole Ionie. I morti furono circa 180, 150 nella sola Nardò. L’evento è descritto in alcune centinaia di documenti storici, da cui si evince che furono oltre 86 le località interessate. Lo studio degli effetti prodotti ha permesso di attribuire all’evento una intensità massima di Imax = 9 (per Nardò e per Levkas) e Me = 6.9 (CFTIMED04, 2007). Nonostante ci siano stati danni notevoli in tutto il Salento, la mappa di pericolosità sismica di riferimento per il territorio nazionale (MPSO4 - Ordinanza PCM 3519/2006) attribuisce bassi valori di pericolosità nell’area del Salento e alti valori nell’area a mare, nel canale di Otranto. Questo lavoro si propone di andare alla scoperta delle evidenze architettoniche distrutte e ricostruite in seguito all’evento, con l’obiettivo di creare un itinerario geoturistico sulle “tracce” di questo terremoto nel tessuto urbano delle città salentine coinvolte.
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